L'isola degli dei, Capri l'azzurra è ad un soffio da Ischia.
Coste bianche ed altissime e ville romane ne fanno una perla del Mediterraneo
Procida è leggera e morbida, galleggia, salperebbe anzi se affetti così antichi e tenaci non la tenessero a Napoli.
È di tufo, la pietra che respira, la pietra che vede, la pietra più scoperta, la pietra sughero, la pietra senza segreti.
Le case di Procida sono di un bianco latteo, fermo, chiuso; il bianco totale e compatto che esce dal tubetto fra le dita del pittore.
Osservate la cupola della chiesa madre: non è dipinta di bianco ma è bianca nell’intero suo spessore, nella sostanza, com’è bianco il gesso.
Le case di Procida sono di bucato, un guanciale per il sole
Ventotene già dal primo impatto mostra l'inconfondibile sapore di "antichità".
Il traghetto, infatti, per attraccare al moderno bacino portuale costeggia, nelle sue lunghe e pittoresche evoluzioni di manovra, un promontorio dalla scarna ed inconfondibile massa tufacea, detto Punta Eolo.
Al di sopra sono sparsi i resti di un'imponente villa romana cui la tradizione ha attribuito l'emblematico nome di "Villa Giulia", a ricordo della figlia dell'Imperatore Augusto, che vi soggiornò in esilio

