Ardenti passioni di Satiri voluttuosi e bianche Ninfe che fuggono.
Il mito dell'origine delle fonti e delle sorgenti termali di Ischia narra di storie d'amore e di cuori trafitti
Ci sono posti del mondo in grado di restituire l’armonia a chi vi sosta.
Proprio alle porte di Casamicciola terme c’è un luogo incantato: il Bagnitiello. Sotto la costa nel mare, una piccola conca formata di sassi, una piscina di acqua calda naturale, acqua termale, dove stendersi su scogli – sofà ricoperti di un muschio acquatico vellutato. Qui ammirando i papaveri e le spighe della costa, un rudere per metà invaso dal mare, l’orizzonte vi sentirete sprofondati in una sfera magica. E c’è del vero in questa sensazione perché la leggenda vuole che – come spesso accade - l’origine siano le lacrime di un semidio
Le donne di Ischia – scriveva uno storico dell’800 – sono belle, ma quelle di Barano lo sono ancora di più, il merito è delle acque di Nitrodi.
La fonte di Nitrodi non è una sorgente come un’altra.
Sono acque sacre alle Ninfe: una di esse infatti per punizione subì una metamorfosi, la sua bianca pelle, i capelli e le belle membra disciolte come acqua, l’acqua di Nitrodi
Sono tante, piccole, piccole o più grandi le grotte che ritmano i fianchi dell’isola di Ischia. Luoghi ombrosi, nascosti, dove entrare per ammirare i riflessi del mare sulle pareti, giochi caleidoscopici di luce e acqua. Luoghi dove riposarsi nelle grandi nuotate. Luoghi anche dove strappare un bacio segreto. Ma attenti. Non sempre sarete soli. Quasi tutte le grotte di Ischia sono abitate da presenze invisibili. A volte è un Mago, altre volte una Sibilla…
Una grotta si apre nel fianco verso sud est dell’isola. Tra le alti pareti rocciose ed aspre una piccola caverna dove i pescatori trovavano rifugio durante le mareggiate e nella sosta qualcuno vedeva lui, un gigante con la barba bianca fluente, era il Mago. Qualcun altro giurava di aver visto qui anche qualche fanciulla, ninfe acquatiche? Non si sa. Di certo la Grotta del Mago è un po’ stregata. Luogo di antichissimi culti solari, i primi esploratori del Novecento rimasero “ incantati dalla fosforescenza argentea che faceva scintillare le loro mani, accendendo bagliori diamantini negli spigoli delle rocce “ dal suono della marea ampliata dagli echi della caverna, la marea che spingeva dentro all’antro i ciottoli brillanti di sole
L'isola d'Ischia doveva suscitare, nella notte dei tempi, sentimenti di stupore, di paura, di inospitalità: frequentemente si verificavano sconvolgimenti della terra, eruzioni vulcaniche, lave; gente selvaggia e turpe vi aveva stabilito la propria dimora, vivendo di rapine ai danni di coloro che, ignari del pericolo, cercavano approdo nelle quiete insenature.
Favola e mitologia videro riflessi in queste immagini l'intervento di un essere soprannaturale e principalmente l'azione punitrice di Zeus verso il drago Tifeo, simbolo del fuoco, e gli scellerati Cercopi, definiti dagli antichi narratori "bugiardi, ingannatori, ladroni eterni"
La scultura lignea (dei primi anni del XVI secolo) fu ritrovata in mare e quindi portata nella chiesa del Soccorso, la quale esisteva già nel XIV secolo, essendo annessa ad un antico convento di agostiniani ( soppresso nel 1653 da Innocenzo X, ma le cui celle sono ancora oggi visibili nella parte sotterranea dell'edificio). La chiesetta era in origine costituita da una sola navata ma l'edificio, dal caratteristico asimmetrico prospetto, poi fu ampliato e modificato nel 1791, nel 1854 e dopo il terremoto del 1883. Numerosi sono gli ex voto marinari conservati nella chiesa (in prevalenza ottocenteschi), a testimonianza di un patronato esercitato dal Crocifisso e dalla Madonna del Soccorso sulla gente di mare

