Quando l'isola era duemila anni più giovane era ricoperta da un immenso mantello verde.
I greci vi portano la vite, poi nell'800 giunsero anche i "pini" per mano del botanico Gussone
Piante rarissime ed orchidee di estrema bellezza, primordiali felci verdi, papiri delle fumarole, e i fiori blu dell’Ipomea che come un manto ricoprono interi terreni o si inerpicano sui antichi pali della luce.
L’isola di Ischia è soprattutto questo: stupore alla vista di una natura che muta incessantemente forma e che come un pavone mostra la sua coda per sedurre a colpi di colore
Passeggiare per i boschi isolani è sempre una emozione estetica irripetibile e non solo in estate, quando si va in cerca del fresco sospiro di alberi e ombre, o in primavera per assistere alla vita che sboccia, ma anche nelle stagioni più fredde – che nel mediterraneo si sa, proprio fredde non sono mai – per cogliere la malinconica bellezza di sentieri invasi dalle foglie cadute, dai ricci di castagni, dai muschi, dai funghi, dal rosso cappello
Un’occhiata veloce verso il cielo basterà per scorgere grandi e bianchi gabbiani o piccoli e leggiadri pettirossi. Ma ci vorrà uno sguardo attento tra i cespugli, nel silenzio dei boschi, per vedere conigli e lepre selvatici, nella loro variopinta pelliccia, cibarsi di ghiande e castagne. Il volo regale di una coppia di falchi potrà segnare l’aria, mentre in funambolico cammino tra rocce e balze scoscese pecore bianco latte e barbute caprette cercano l’erba più tenera. E se l’aria è mite, farfalle e insetti accenderanno di colore prati e vecchi casali di pietra. Poi al primo sguardo sotto il mare e sarete catturati dalle scudisciate argentee delle pinne di pesci minuti, dall’ondeggiare vigile delle orate, indifferente delle meduse, incatenato delle alghe.
Fiori rossi accesi, colori splendenti, una pianta dall'elevata eleganza, spicca tra le piante mediterranee e le scure rocce vulcaniche di Ischia. L'aloe offre spunti botanici ed ecologici per la sua notevole capacità di svilupparsi e crescere anche nelle condizioni più sfavorevoli
Narra un'antica leggenda che un giorno molto lontano nel tempo, spinta dal vento e dalle correnti marine, proveniente dall'Africa giunse nella baia di San Montano una piccola barca che conteneva il corpo senza vita della giovane martire Santa Restituta. E quando la barca toccò la spiaggia per miracolo questa si riempì di gigli bianchi: i gigli di Santa Restituta
Il merito è tutto del dio Bacco. Se possiamo ammirare la soavità e la bellezza della rosa e attingere alle sue innumerevoli proprietà è lui che dobbiamo ringraziare. La leggenda narra infatti che il dio del vino, invaghitosi di una ninfa, tentò di conquistarla, ma lei fuggì finché non inciampò in un cespuglio. Cespuglio che per riconoscenza Bacco trasformò in rosa, facendogli spuntare splendidi fiori di un delicato color rosato, il colore delle guance della sua ninfa.
La rosa canina fa parte della flora spontanea dell’isola di Ischia
Pensieri dolcissimi, aliti di gloria si respirano avvicinandosi al Castello d'Ischia
Scorgere il Castello Aragonese dal mare o dalle colline, finanche dall'Epomeo, stimola sempre sentimenti di estasiata ammirazione.
L'ardita rocca che si eleva dal mare per oltre cento metri continua a suscitare nell'isolano come nel turista frettoloso un irresistibile richiamo, nel quale sono sublimati interessi, oltre che storici, artistici, etnici e geologici, anche botanici

