Piccoli quadri che parlano all'anima, opere d'arte su fogli di cartone dove per incanto un piccolo, antico mondo di casette basse, strade sterrate, nature morte e spiagge vuote prende vita, magicamente con pochi tocchi di colore.
Tutto avviene sottovoce in questi quadri, anche quando il tema è
la festa
Atmosfera rarefatta, sospesa, inquietante, accresciuta dai contrasti tra i cieli neri, imbronciati, dei suoi paesaggi, e gli azzurini o rosa teneri degli intonaci borbonici delle antiche architetture isolane, che si stagliano nell'aria,
con netta e quasi crudele evidenza
«Verso i vent’anni, facevo il falegname, andai a Siena per studiare gli intagli delle cattedrali. Sora Rita, una donna da cui ero ospite, mi disse: - Perché non si scrive alle Belle Arti? - Allora ignoravo che con la creta si facessero le statue, andai all’Accademia e mi iscrissi in plastica ornamentale e disegno.
La plastica mi appassionò, decisi di fare lo scultore»
«Era il 1942. Allora mi trovavo in Germania, e mi ricordo che un sabato andai a trovare un sarto mio amico. Appena entrai nella sartoria vidi il ragazzo delle pulizie che stava scopando dei rimasugli di stoffa. Ebbi quasi una visione, guardandoli: quei pezzettini di stoffa multicolori davano un meraviglioso effetto pittorico.
Li raccolsi, me li portai a casa e li distribuii sul pavimento di legno. Quello fu il mio primo collage. Avevo inventato il collage con la stoffa»
Giuseppe Ferrandino nasce a Ischia il 24 gennaio 1958.
Frequenta la facoltà di Medicina dell'Università di Napoli dove sostiene 25 esami prima di abbandonare gli studi.
Dalla fine degli anni '70 comincia a lavorare come sceneggiatore di fumetti.
Pubblica nel 1993 "Pericle il nero" con la casa editrice Granata Press. Dopo la traduzione francese per Gallimard, il romanzo viene ristampato in Italia da Adelphi nel 1998
Il disastroso terremoto di Casamicciola del 1883 chiuse un'epoca felice per l'isola d'Ischia. La bellezza del posto, la semplicità della gente e, soprattutto, le acque termali, considerate le migliori al mondo per la cura di molti malanni, avevano attirato sull'isola molti turisti da tutto il mondo e, tra essi, molti artisti più o meno noti.
Il pittore svizzero Arnold Böcklin (Basilea 1827 - San Domenico di Fiesole 1901) fu l'ultimo grande pittore del XIX secolo a trascorrere un lungo periodo di tempo ad Ischia, non tanto perchè ammaliato dalle bellezze dell'isola, quanto per curare una dolorosissima artrite che, avendogli paralizzato il braccio destro, gli impediva di lavorare, rendendolo nervoso e scostante con gli amici
Chi si porta sul Torrione e osserva sculture e le pitture di Maltese, non ha difficoltà a collegare quella produzione alla osservazione serena dell'umanità foriana e isolana dell'epoca.
I personaggi sono popolani, borghesi, uomini della politica e della cultura del tempo
Ho sempre pensato che le isole sono come delle grosse navi tenute permanentemente all’àncora. Metterci il piede sopra è come cominciare a salire sulla passerella che unisce la nave alla terraferma: si è subito presi da un senso di meraviglioso isolamento e sembra che lì niente ci possa raggiungere e nulla ci possa accadere, né di brutto né di spiacevole. Perciò, quando la «Principessa» cominciò ad avvicinarsi a Porto d’Ischia e noi potemmo scorgere meglio la riva, fu bello e commovente come sentire il battito del proprio cuore
La luce zenitale, abbagliante, splendida dell’isola di Ischia, i suoi angoli di natura, il silenzio delle antiche strade, mura bianche, non potevano non colpire la fantasia di uno dei macchiaioli italiani più famosi: Vincenzo Cabianca. Sul finire dell’800 Cabianca in un viaggio verso sud scelse di venire ad Ischia e qui vi restò parecchio tempo, affascinato dal gioco di luce e ombre di una grande chiesa sul mare, la chiesa del Soccorso

