Tra arte ed artigianato: le edicole votive del comune di Forio

Le incontri all'improvviso nei dedali di stradine del centro storico di Forio e che sia notte, illuminate da mille fiammelle, o che sia giorno e brillano di cento colori, le edicole votive di maiolica colpiscono per la loro incantevole semplicità

Tra arte ed artigianato: le edicole votive del comune di Forio

bibliografia

dal sito internet: www.clio.unina.it/forio

Il territorio di Forio è costellato di edicole votive con pannelli maiolicati: si va dalle semplici nicchie ricavate nei muri delle case o delle strade, alle edicole più elaborate, abbellite con ornamenti architettonici, a quelle costruite sui caratteristici portoni incorniciati di pietra lavica, fino ad arrivare alle vere e proprie cappelle, come quella dedicata a S. Vito sulla Borbonica, o quella edificata dalla Società dei Ciucciai in onore di S. Antonio Abate in località Piellero.

In passato le edicole, oltre ad essere "segnali" di fede e icone tutelari, soprattutto per i viaggiatori notturni svolgevano anche funzione di punti di riferimento topografici, quasi come pietre miliari utili a scandire il cammino, a identificare i luoghi.
Rappresentavano una sorta di orientamento sacrale nello spazio, come i compita di epoca romana, le edicole dei crocicchi dove erano venerati i Lares Compitales, custodi dei quartieri.
Allo stesso modo le edicole situate all’esterno delle case possono considerarsi la versione cristiana dell’antico Lararium, nicchia o piccola cappella, situata nell’atrium della casa romana, che ospitava le immagini dei Lares familiares, cui si attribuiva la protezione dell’ambiente domestico.

Oggi le edicole sono custodite dagli abitanti del posto, che esprimono il loro rispetto verso queste icone protettrici, lasciandovi lumini e vasi di fiori che le trasformano in piccoli altari, o illuminandole con piccole lampadine che di notte creano un’atmosfera ancor più suggestiva.


Tra i soggetti più ricorrenti figurano santi particolarmente presenti nel culto locale (S. Vito, S. Francesco di Paola, S. Antonio Abate) e soprattutto la Madonna, senza Bambino o con Bambino e altri personaggi, secondo la tradizione iconografica canonica (Madonna delle Grazie, Madonna di Loreto, Madonna del Carmine, Madonna di Montevergine, Madonna di Pompei, Immacolata, Addolorata).

La presenza predominante della figura della Vergine spiega la denominazione popolare di “madonnelle” data alle edicole votive.
Quasi tutti i pannelli sono realizzati con mattonelle quadrate di 20 cm. Fanno eccezione alcune immagini su tavola raffiguranti la Madonna di Loreto, che si ispirano all'opera eseguita nel 1560 dal pittore Decio Tramontano per la Basilica di S. Maria di Loreto, incoronata nel 1787.

La presenza di edicole, sia con mattonelle maiolicate sia con dipinti su tavola, la cui iconografia è modellata su tele custodite nelle chiese (altro esempio sono i tre pannelli raffiguranti Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Rocco che riprendono il soggetto della tela realizzata da Alfonso Di Spigna per l'Arciconfraternita di Visitapoveri), sta a testimoniare l'esistenza di un contatto tra arte popolare e arte aulica.

Pannelli maiolicati a soggetto religioso decorano anche le facciate di alcune chiese foriane: S. Vito, S. Francesco di Paola, Arciconfraternita di Visitapoveri, Congrega della SS. Annunziata e S. Leonardo a Panza,
il cui pannello si deve alla devozione dei panzesi emigrati in America.

Un vero e proprio ciclo decorativo dall’elaborato programma iconografico caratterizza la chiesa del Soccorso: mattonelle policrome con motivi floreali e soggetti religiosi (Evangelisti, Anime purganti, Scene della Passione, Santi) rivestono il parapetto del pianerottolo, i muretti laterali della gradinata di accesso e il muro che si affaccia sulla terrazza, dando vita ad un gioco cromatico con il bianco luminoso della chiesa di particolare fascino.

Il rivestimento è attribuibile ad una fabbrica napoletana attiva nella seconda metà del XIX sec., mentre la decorazione è stata probabilmente realizzata da artigiani locali attivi nella prima metà del XIX sec.

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