Il dolce della Pasqua ischitana: la Pastiera

E’ tanto buona che come spesso accade per le pietanze più gustose è diventata leggendaria. E mitica è anche la fabula che ne racconta le origini. Madre della ricetta la sirena Partenope, che mescolando insieme tutti le bontà portatele in omaggio dai napoletani, rapiti dalla sua bella voce, creò la pastiera. Ad Ischia a Pasqua non manca una saporita fetta di pastiera ad ogni fine pasto, ma anche come spuntino pomeridiano o mattutino, perché un dolce tanto buono non può che tentare chi di sapori se ne intende

Il dolce della Pasqua ischitana: la Pastiera

curiosità

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La ricetta della pastiera

1 kg. di pasta frolla, 700 gr di ricotta, gr. 400 di grano cotto, gr. 600 di zucchero, 1 limone, gr. 50 di cedro candito, gr. 50 di arancia candita gr. 50 di zucca candita, gr. 100 di latte, gr. 30 di burro o strutto 5 uova intere + 2 tuorli una bustina di vaniglia un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio pizzico di cannella (facoltativo)

Preparazione:

Versate in una casseruola il grano cotto, il latte, il burro e la scorza grattugiata di 1 limone; lasciate cuocere per 10 minuti mescolando spesso finché diventi crema. Frullate a parte la ricotta, lo zucchero, 5 uova intere più 2 tuorli, una bustina di vaniglia, un cucchiaio di acqua di fiori d'arancio, e un pizzico di cannella

Lavorare il tutto fino a rendere l'impasto molto sottile. Aggiungere una grattata di buccia di un limone e i canditi tagliati a dadi. Amalgamare il tutto con il grano. Prendete la pasta frolla e distendete l'impasto allo spessore di circa 1/2 cm con il mattarello e rivestite la teglia precedentemente imburrata, ritagliate la parte eccedente, ristendetela e ricavatene delle strisce. Versate il composto di ricotta nella teglia, livellatelo, ripiegate verso l'interno i bordi della pasta e decorate con strisce formando una grata che pennellerete con un tuorlo sbattuto.

Infornate a 180 gradi per un'ora e mezzo finch'è la pastiera non avrà preso un colore ambrato; lasciate raffreddare e, prima di servire, spolverizzate con zucchero a velo.

bibliografia

www.pastiera.it

Se venite in vacanza ad Ischia a Pasqua non mancate di assaporare questo antichissimo dolce napoletano, che le donne di casa ed i pasticcieri ischitani preparano secondo l’antica ricetta.

Sapete che ha origini remote?

La pastiera, forse, sia pure in forma rudimentale, accompagnò le feste pagane celebranti il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere portavano in processione l'uovo, simbolo di vita nascente.

Per il grano o il farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto " confarratio ".

Un'altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all'epoca di Costantino il Grande, derivate dall'offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale. Nell'attuale versione, fu inventata probabilmente nella pace segreta di un monastero dimenticato napoletano. Un'ignota suora volle che in quel dolce, simbologia della Resurrezione, si unisse il profumo dei fiori dell'arancio del giardino conventuale.

Alla bianca ricotta mescolò una manciata di grano, che, sepolto nella bruna terra, germoglia e risorge splendente come oro, aggiunse poi le uova, simbolo di nuova vita, l'acqua di mille fiori odorosa come la prima vera, il cedro e le aromatiche spezie venute dall'Asia. È certo che le suore dell'antichissimo convento di San Gregorio Armeno di Napoli erano reputate maestre nella complessa manipolazione della pastiera, e nel periodo pasquale ne confezionavano in gran numero per le mense delle dimore patrizie e della ricca borghesia.

Ogni brava massaia ischitana e napoletana si ritiene detentrice dell'autentica, o della migliore, ricetta della pastiera. Ci sono, diciamo, due scuole: la più antica insegna a mescolare alla ricotta semplici uova sbattute; la seconda, decisamente innovatrice, raccomanda di mescolarvi una densa crema pasticciera che la rende più leggera e morbida. La pastiera va confezionata con un certo anticipo, non oltre il Giovedì o il Venerdì Santo, per dare agio a tutti gli aromi di cui è intrisa di bene amaIgamarsi in un unico e inconfondibile sapore.

Appositi "ruoti" di ferro stagnato sono destinati a contenere la pastiera, che in essi viene venduta e anche servita, poiché è assai fragile e a sformarla si rischia di spappolarla irrimediabilmente.

In vacanza ad Ischia a Pasqua potrete gustare una ottima pastiera presso le migliori pasticcerie dell'isola e nei ristoranti ischitani.

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