Il mito di Tifeo, il gigante ribelle

L'isola d'Ischia doveva suscitare, nella notte dei tempi, sentimenti di stupore, di paura, di inospitalità: frequentemente si verificavano sconvolgimenti della terra, eruzioni vulcaniche, lave; gente selvaggia e turpe vi aveva stabilito la propria dimora, vivendo di rapine ai danni di coloro che, ignari del pericolo, cercavano approdo nelle quiete insenature. Favola e mitologia videro riflessi in queste immagini l'intervento di un essere soprannaturale e principalmente l'azione punitrice di Zeus verso il drago Tifeo, simbolo del fuoco, e gli scellerati Cercopi, definiti dagli antichi narratori "bugiardi, ingannatori, ladroni eterni"

Il mito di Tifeo, il gigante ribelle

curiosità

Il 6 febbraio del 1616 era Carnevale e nella sala delle Commedie del Gran Duca di Toscana – oggi teatro mediceo degli Uffizi - si tenne una grande festa, una “veglia alla fiorentina”.
Si trattava di una notte di ballo con intermedi teatrali ed operistici.
In questa lunga notte venne portata in scena l’opera di Marco da Gagliano “ La liberazione di Tirreno e d’Arnea “ dove si rappresentava il monte d'Ischia – l’Epomeo - con il gigante Tifeo sotto. Ed in una bella stampa Jacques Callot raffigura questo intermedio

bibliografia

Raffaele Castagna " Il Mito di Tifeo" La Rassegna di Ischia"

La materia fu accolta anche nella tradizione classica e divenne componente essenziale della poesia epica. Avendo tentato di usare le loro male arti contro Giove, i Cercopi furono trasformati in scimmie e mandati a popolare Pitecusa, quindi isola delle scimmie. Lo stesso Giove, dopo aver vinto la tracotanza di Tifeo, ne frenò l'istinto di ribellione scagliandogli addosso l'isola d'Ischia. Con questa immagine si voleva rappresentare il fuoco sotterraneo che alimentava i vulcani sparsi nel Mediterraneo e soprattutto nei Campi Flegrei. Il mito di Tifeo, sulle cui braccia, sul petto e sulla pancia si stende lo scoglio d'Inarime, fu ripreso anche dalla cartografia: una carta disegnata da Mario Cartaro e riportata nell'opera di Giulio Jasolino presenta il gigante tormentato dal peso dell'Epomeo, mentre dalla bocca esce il soffio infocato delle fumarole; un'incisione analoga di Antonio Baldi è contenuta nel poema latino, Inarime, di Camillo Eucherio de Quintiis. Al concetto di mito si collega quello di metamorfosi che ha riscontro nella teoria eraclitea dell'eterno divenire delle cose: il mondo è in continua evoluzione, gli aspetti delle cose sono transitori; anche i corpi si trasformano: domani non saranno più ciò che furono ieri e sono oggi: la natura si rinnova in tutte le cose: il tempo tutto traveste. Tale concetto è applicato e svolto dal poeta Camillo Eucherio de Quintiis, che nel suo poema sui bagni d'Ischia, alla maniera ovidiana, presenta varie trasformazioni per spiegare i fenomeni e le virtù delle acque curative di cui abbondava ed abbonda l'isola d'Ischia. Si tratta di canti, in cui si nota soprattutto l'inesauribile fantasia del dotto gesuita ed in cui il tono poetico si eleva notevolmente, considerato che per la maggior parte del poema la materia (descrizione ed elencazione delle acque, della malattie guaribili con il loro uso....) appare arida e monotona erudizione

articolo di Raffaele Castagna pubblicato sulla Rassegna di Ischia

nella Foto: stampa di Jacques Callot " Intermedio operistico al teatro mediceo - Tifeo sotto il monte di Ischia- " 1616  

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Storia e Scienze

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