Ibsen e Bergsoe alla scoperta dell'isola di Ischia

Un altro “scandinavo” era sull’isola di Ischia ai tempi in cui giunse Ibsen: era Bergsoe, danese, grande amante della natura e escursionista accanito. Bergsoe molto più dinamico di Ibsen ogni tanto gli proponeva di accompagnarlo in qualche escursione che mettevano a dura prova il carattere poco avventuroso di Ibsen. E Bergsoe ha trascritto quelle gite tragiche e comiche al tempo stesso in un suo libro

Ibsen e Bergsoe alla scoperta dell'isola di Ischia

bibliografia

Vilhelm Bergsöe, Henrik Ibsen a Ischia traduz. dal danese di Maria Grazia Calvanese, Imagaenaria, 2001

Ibsen trascorreva molte ore a lavoro o sprofondato in letture, nel silenzio dell’albergo che aveva scelto sull’isola di Ischia. Era molto metodico e abitudinario.

Un giorno si lasciò convincere dal suo amico Bergsöe a compiere una escursione sul monte Epomeo. Partiti di presto mattino, tutto procedette bene inizialmente, ma le difficoltà si presentarono quando il sentiero divenne più tortuoso ed erto, con il sole via via più ardente. - Non ne posso proprio più – disse Ibsen arrestandosi un attimo.

Non abbiamo mangiato stamattina alla partenza e sono oppresso ormai dalla fame e dalla stanchezza. - Più avanti, lo rincuorò Bergsöe, c’è un contadino in un vigneto che certamente ci darà da mangiare. - Andiamo dunque e affrettiamoci a salire.

Arrivati a destinazione, l’uomo si dimostrò ben disposto a servire qualcosa di buono, ma si presentò con una frittata fumante abbondantemente condita di aglio, tanto che il semplice odore fece passare l’appetito. Più accetto e senz’altro più invitante fu l’ottimo vino dell’Epomeo che il vignaiolo portò in belle fiaschette, presto tutte svuotate alla reciproca salute. Ripresa l’ascensione, accadde un evento strano ed inatteso.

L’antico vulcano cominciò a sussultare e, nonostante i continui sforzi, era impossibile proseguire. Era come trovarsi su un tappeto mobile. - Che accade? domandava Ibsen. Un terremoto? - No, è conseguenza del vino dell’Epomeo.

Meglio che scendiamo, rispose Bergsöe. Ibsen fu d’accordo e s’avviò sì velocemente che ben presto distanziò l’amico di una ventina di metri. - C’è una scorciatoia, gridò e voltò a destra.

- No, non esistono altri percorsi.

- Sì, eccone uno che ci farà risparmiare tempo. Bergsöe si affrettò a raggiungerlo e, appena fu presso di lui, si rese conto che il sentiero preso da Ibsen non era che una delle tante frane esistenti sul monte e formate da pietre pomici e blocchi di lave, e prese ad urlare:

- Fermati, fermati; rischi di ruzzolare lungo la montagna, se continui. - No, si tratta proprio di un sentiero, insisteva Ibsen.

Non restò altro da fare che seguirlo e, dopo averlo a fatica raggiunto, Bergsöe riuscì a stento ad afferrarlo per il bavero della giacca. - Lasciami. Tu fai la tua strada, io voglio proseguire per questa. In quel momento il terreno riprese a franare sempre più pericolosamente e i due si trovarono avvolti in una nuvola di polvere e di sabbia, mentre rotolavano sotto i loro piedi blocchi di lave e pietre con un grande fracasso.

E solo allora Ibsen si rese conto del pericolo che sovrastava su di loro. Non si vedeva niente davanti a loro e ad un tratto scivolarono giù lungo il sentiero. Rimessisi in piedi, si trovarono ai margini della strada principale, con i vestiti impolverati, con qualche escoriazione e fortunatamente per il resto tutto a posto.

 

nella foto: " Casamicciola ", cartolina fine Ottocento

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Cultura

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