Stendhal ad Ischia tra passeggiate a dorso d'asino e galline

Stendhal amava l’Italia e non ne fece mai mistero. Per tutta la vita desiderò vivere nel bel paese ed anche dopo morto volle essere “italiano” tanto che sulla lapide della sua tomba si definì milanese. E furono tanti gli anni vissuti tra Milano, Trieste, Civitavecchia, e tanti i viaggi alla scoperta di quella terra dove aveva ricamato un mito romantico e arcadico: una terra “fortunatamente” arretrata dove l’uomo non è che sensazione”. In Italia Stendhal compie numerosi viaggi alla scoperta di luoghi, uomini, ambienti diversi, e durante una di queste escursioni sbarca ad Ischia

Henry Beyle, il grande scrittore francese noto con lo pseudonimo di Stendhal scrive dell’isola di Ischia in uno dei suoi tanti libri dedicati alla bella e amata patria elettiva, l’Italia.

Troviamo la descrizione del suo soggiorno ad Ischia in “Roma, Napoli, Firenze” un libro reportage del 1826. Ad Ischia Stendhal scopre un’umanità sincera e diretta, un po’ rustica e priva di quelle maniere da galateo di cui in fondo lo scrittore non sente la mancanza.

«I contadini di Ischia e di Capri vi danno subito del tu – scrive Stendhal non celando la sua simpatia per questi comportamenti spontanei così come non disdegna di diventare un po’ contadino dando da mangiare alle galline – cosa che non mi era capitato dagli alloggiamenti in Germania». Ma leggiamo direttamente le parole dello scrittore nella sua prosa cristallina:

«Napoli, 21 marzo 1817 - Mi sento in preda a quella nera pena dell’ambizione che mi perseguita da ben due anni. Alla maniera degli Orientali bisogna agire sul fisico. Mi imbarco, faccio quattro ore di mare ed eccomi ad Ischia con una lettera di raccomandazione per don Fernando.

Mi racconta che nel 1806 si è ritirato a Ischia e non ha più rivisto Napoli dopo l’usurpazione francese che aborre. Per consolarsi della mancanza di teatro, alleva innumeri usignuoli in superbe uccelliere. “La musica, quest’arte che non ha modelli nella natura se non il canto degli uccelli, anch’essa come questo è una serie di interiezioni. Ora l’interiezione è un grido della passione e mai del pensiero. Il pensiero può produrre la passione, l’interiezione non è mai altro che emozione, e la musica non saprebbe esprimere ciò che è pensato freddamente”. Questo delicato dilettante aggiunge: “Le mie allodole hanno a volte, di mattino, falsetti che mi ricordano Marchesi e Pacchiarotti”.

Trascorro quattro ore assai piacevoli con don Fernando che ci detesta e con i buoni abitanti d’Ischia. Sono selvaggi africani. Dabbenaggine del loro dialetto. Vivono delle loro viti. Cercate di stringere amicizia con un proprietario di vigneti di Ischia o di Capri: vi darà del tu fin dal secondo giorno se gli siete simpatico. Ho trascorso dieci giorni in pensione presso un contadino di Casamicciola nell’isola d’Ischia; è un’idea che devo a…, ringraziatelo da parte mia. È un incanto. Ogni mattina andavo a Forio, a Ischia, a dorso d’asino.

16 settembre 1827, domenica - Vado a Forio per la seconda volta. Vita comune con i contadini della casupola che abito.
Vita campestre; dò da mangiare alle galline, cosa che non m’era più capitata forse dagli alloggiamenti militari in Germania».

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