Le lacrime di un satiro danno vita alla fonte del Gurgitiello a Casamicciola

Ardenti passioni di Satiri voluttuosi e bianche Ninfe che fuggono.Il mito dell'origine delle fonti e delle sorgenti termali di Ischia narra di storie d'amore e di cuori trafitti

Sapete perchè l’acqua termale di Ischia è così miracolosa? Perchè nasce dagli amori e della lacrime degli dei, ed è abitata da Ninfe.

Questa la leggenda che al di là della forza poetica, fa ben capire la necessità di trovare una causa, anche se soprannaturale, alle virtù terapeutiche delle fonti ischitane. Riportiamo una delle tante “fabulae” ricamate nei secoli attorno alle sorgenti di Ischia: “Poetica origine del Bagno del Gurgitello in Casamicciola dal poema Inarime seu de balneis Pithecusarum” di Camillo Eucherio de Quintiis, 1726 (Traduzioni di Raffaele Castagna)

«Si celebravano i riti propiziatori in onore di Minerva nella città a lei consacrata (Napoli) alla maniera di quanto avveniva un tempo nella Grecia.
Da ogni parte accorrono Ninfe e Sirene e fra tutte brilla per bellezza Parthenope con i capelli annodati nell’oro, accompagnata da schiere di amiche che le fanno corona.

Sono annunciate in arrivo: Egle (Pizzofalcone), Ermis (Monte S. Erasmo), Conicle (La Conocchia), Antiniana (Antignano), Platamone (Chiatamone), Labulla (corso d’acqua), Olimpia (Chiaja), Euplea (La Gajola), Megara (Castel dell’Ovo), Nisida, Inarime e Mergellina. C’è anche Procida, la più bella delle Driadi, prediletta da Diana che l’ha istruita a trattare l’arco e le frecce nelle selve.

Meglio avrebbe fatto a restarsene qui! Maledirà invece l’insana decisione di venire al lido in onore di Pallade. Indossa una clamide adorna d’arabeschi e ben lavorata; una fascia di gemme le cinge il virgineo fianco; sulle spalle tintinna la faretra; il vento le scompiglia le instabili chiome. Simile quasi a Diana nell’aspetto e nel portamento!

Un fato ineluttabile incombe però su di lei e le Parche sono pronte a spezzare il filo della sua vita! Da Capri giunge Teleboo, un satiro esperto nell’arte della medicina e nell’uso delle erbe che leniscono le ferite e gli affanni. Appena scorge Procida, egli se ne invaghisce perdutamente. Profonda ferita gli preme nel petto e nella mente si agitano pensieri e brame di conquistare, anche con l’inganno, la dolce fanciulla.

Sul far della sera, terminata la festa, le Ninfe si apprestano a far ritorno ai propri Lari. Teleboo si avvicina a Procida per acquietare il suo furore ed osa sfiorarla con la mano. Lei tremolante e stupita vuole sfuggire a tanto affronto e cerca una via di scampo; vede Inarime che si avvia verso la patria dimora e la prega di aiutarla e di condurla con sé. Insieme e prestamente così raggiungono il lido d’Ischia. Le insegue sempre Teleboo, che rapido le raggiunge.

Procida volge le sue preci a Diana, con le lacrime deturpando il suo bel viso: "O dea, se a te sempre ho sacrificato un cervo, siimi propizia e soccorrimi in sì grave momento! Fa che il mio persecutore esanime cada al suolo e precipiti nel Tartaro". La dea non può soddisfare del tutto questi voti. Si oppone ai tentativi iniqui e sacrileghi di Teleboo, ma non riesce a sottrarre la fanciulla al suo sinistro destino.

Procida, mentre si difende dal nemico, pudibonda, sente un brivido scorrere per il corpo, la voce le si spezza in gola, le guance diventano di gelo, un pallore l’assale tutta. Diventa pietra colei che fu Ninfa. La parte eccelsa, che i capelli coprivano, d’alberi si imboschisce, le chiome si trasformano in foglie, dalla faretra, ove erano le frecce, germoglia un bosco che vien popolato di fagiani da Diana.

Nessuna forza può confortare peraltro Teleboo che furente si lancia sugli scogli di Procida, imprecando contro i numi e contro se stesso, perché vive ancora e non giace disteso tra le ombre infernali. Apollo, mosso a pietà, per rimuovere le cause delle lagrime, scuote le cime, i monti e sconvolge tutto il territorio: Procida si distacca da Ischia e procede in mezzo al mare il timore suo l’incalza ancora, pur mentre si allontana e cauta irride anche così l’amante deluso.

Su Teleboo cade la vendetta di Diana, per avere egli tentato di violare la vergine. Impotente di fronte al destino, il giovane sente irrigidirsi le membra ed il sangue fermarsi; trasformato in pietra resta come una figura esanime lá presso le rive d’Inarime. Piange peraltro, pur se privo di vita, deplorando i fallaci amori per la Ninfa e ardendo sempre di quelle insistenti faville da cui fu eccitato, ardor spirano le stille che escono dagli occhi, come da un Piccolo Gorgo, donde il nome della sorgente, che ha virtù sanatrici, in quanto Febo le conferisce quei doni salutari corrispondenti alle erbe che Teleboo usava miracolosamente contro i malanni».

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