Il seno della Lollo in una storia di peccato e redenzione:

Ancora un film neorealista, questa volta la firma è di Luigi Zampa che affronta il tema della prostituzione con finale catartico...

Campane a Martello 1948, Italia 109’, b/n

Regia: Luigi Zampa. Soggetto e Sceneggiatura: Piero Tellina. Fotografia: Carlo Montuori. Scenografia e Soggetto: Piero Gherardi. Musica: Nino Rota. Montaggio: Eraldo Da Roma. Interpreti e personaggi: Gina Lollobrigida (Agostina), Yvonne Sanson (Australia), Carlo Romano (maresciallo), Carlo Giustini (Marco), Cielia Matania (Bianca) Eduardo De Filipo (don Andrea), Ernjesto Almirante (il possidente), Agostino Salvietti (il sindaco), Gino Saltamerenda (il macellaio), Salvatore Arcidiacono (il farmacista), Ada Colangeli (Francesca), Pasquale Misiano (l’autista), Carlo Pisacane (il sacrestano), Vittoria Febbi (Connie, la negretta). Produzione: Carlo Ponti per Lux Film.

Signorina "allegra" manda i suoi risparmi al parroco del paesello perché glieli conservi. Il vecchio parroco muore e Don Andrea, suo successore ignaro, investe il denaro in un orfanotrofio. L. Zampa, specialista di commedie agre e intrise di succhi civili (Vivere in pace, L’onorevole Angelina, Anni difficili), ha fatto di meglio, ma anche qui riesce a divertire con intelligenza. La voce della Lollo è di Andreina Pagnani. Ne fu girata anche un’edizione inglese (O.K. Agostina) con Patricia Medina.

“Con Campane a martello” scriveva Luigi Zampa in L’avventurosa storia del cinema italiano, a cura di F. Faldini, G. Fofi, Feltrinelli, Milano 1979 “ tentammo per la prima volta di fare un film in doppia versione. Facemmo un copione e lo stesso copione fu girato anche in inglese. lo girai entrambe le versioni. Per quella inglese furono presi degli attori inglesi. La lavorazione dei film si svolgeva così: presenti gli attori inglesi, giravo la scena con gli italiani, facendo i segni in terra dove questi dovevano fermarsi e tutto. Allo stop gli attori italiani venivano sostituiti da quelli inglesi, io apportavo qualche piccola correzione e praticamente la scena veniva ripetuta identica, come meccanica. Fu il primo tentativo di doppia versione, e forse l’ultimo: con Ponti stabilimmo che non ne valeva la pena, si sprecava troppo tempo. L’unica attrice a recitare in entrambe le versioni fu Clelia Matania che parlava perfettamente l’inglese.

All’epoca il film non ebbe tutte critiche positive ci fu il critico Guido Aristarco che annusò nella scelta del tema “neorealista” la scusa per mostrare all’Italia – un po’ bacchettona del dopoguerra - le grazie della Lollo e della Sanson e scrisse: «Che anche le “segnorine” hanno una loro umana bontà. Siamo perfettamente d’accordo con Zampa. Ma un tale tema non può che ricondurre, nella maniera con la quale egli l’ha trattato, che alla morale borghese. La vasta e complessa introspezione che l’argomento comportava, si risolve in una speculazione assai discutibile: tanto è vero che nessuna giustificazione esiste per certe oscenità e certo cattivo gusto del dialogo, e tutto l’interesse del film è più volto a valorizzare il seno della Sanson e della Lollobrigida che ad analizzare la condizione umana delle “segnorine” e i fattori di varia natura che hanno determinato questo fenomeno. E certo in sua difesa Zampa non può dire, con il Wedekind: il destino di essere giudicato rimane sempre più dolce che quello di dover giudicare».

E comunque nel ricordo degli ischitani che assistettero alle riprese e che presero parte al film “ Campane a Martello “ è ancora vivo il ricordo delle grazie della Lollo nazionale.

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